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La sanità digitale potrebbe facilitare la vita di 24 milioni di malati cronici

La sanità digitale potrebbe facilitare la vita di 24 milioni di malati cronici

Dalla prenotazione di visite ed esami online o tramite app senza code allo sportello della Asl, al fascicolo sanitario elettronico; dai percorsi assistenziali informatizzati che consentono lo scambio di dati e informazioni cliniche tra dottori, alla tele-assistenza: strumenti digitali che potrebbero facilitare la vita di circa 24 milioni di italiani colpiti da almeno una malattia cronica, ma che sono ancora poco utilizzati. Secondo un’indagine dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano, solo un’azienda sanitaria su tre utilizza un supporto digitale per consentire ai professionisti sanitari di condividere dati e documenti sui pazienti attraverso percorsi assistenziali informatizzati, quindi in grado di favorire la presa in carico stabile del paziente e la continuità delle cure. Sono alcuni dati emersi nel corso di un convegno dal titolo «Gestione del paziente cronico nell’era della digitalizzazione» svoltosi a Roma su iniziativa della Fondazione Roche.

Ruolo cruciale

Nel nostro Paese quasi quattro connazionali su dieci soffrono di una patologia cronica, circa il 30 per cento ha almeno due malattie croniche. «La digitalizzazione, in particolare il ruolo delle tecnologie dedicate allo scambio di informazioni, può avere un ruolo cruciale soprattutto nella gestione di malattie croniche complesse che richiedono una staffetta tra ospedale e territorio» spiega Valeria Tozzi, direttrice del Master in Management per la Sanità (MiMS) dell’Università Bocconi di Milano. Secondo l’indagine dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità, il supporto informatico alle attività di presa in carico del paziente risulta diffuso soprattutto per le attività amministrative, come la gestione dei dati anagrafici dei pazienti (avviene nell’80 per cento delle aziende sanitarie) e delle prenotazioni (63 per cento).

Cittadini poco digitali

L’informatizzazione stenta a diffondersi, invece, come strumento per implementare percorsi individualizzati per la presa in carico stabile del paziente: solo un’azienda sanitaria su tre utilizza un supporto digitale per definire, visualizzare e aggiornare piani di assistenza individuale, per l’analisi dei dati dei pazienti e per mettere in comunicazione tutti gli operatori sanitari. Anche i cittadini sono ancora poco digitali nella comunicazione col proprio medico: ben sette su dieci preferiscono incontrarlo di persona. Fra coloro che si servono di strumenti digitali, la maggior parte utilizza l’email (15 per cento), seguono gli sms (13 per cento) e whatsapp (12 per cento). Fra i medici che non fanno uso di questi strumenti, uno su due teme che si possano creare incomprensioni con i pazienti.

Benefici

«Diversi studi hanno dimostrato i benefici della sanità digitale per i pazienti ma anche per il Servizio sanitario nazionale – afferma Paolo Locatelli, responsabile scientifico dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano – . L’innovazione digitale può aiutare a colmare il divario tra bisogni e risorse». Già oggi gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 21,8 per cento della popolazione italiana, tra 30 anni si stima che saranno circa il 35 per cento. In pratica, fascicoli sanitari elettronici, telemedicina, app, intelligenza artificiale e altre soluzioni digitali potrebbero contribuire a favorire la sostenibilità economica di lungo periodo del Servizio sanitario nazionale, quindi a garantire cure di qualità ai pazienti.

Scarsi investimenti

Secondo i calcoli dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2017 la spesa complessiva per la sanità digitale in Italia, tra quanto investito da ministero della Salute, dalle Regioni, dalle singole strutture sanitarie e dalla rete della medicina generale, è stata pari a 1,3 miliardi di euro, ovvero circa 22 euro per cittadino. «Si tratta di un dato che pone il nostro Paese in una posizione di retroguardia in Europa – sottolinea Locatelli – . In Paesi scandinavi, come la Danimarca, si investono 70 euro per cittadino, in Gran Bretagna 60 euro, in Francia 40». «Le soluzioni digitali – conclude Mariapia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche – rappresentano una leva fondamentale per trovare nuovi equilibri e rispondere ai bisogni dei cittadini, garantendo la sostenibilità economica del sistema. Inoltre, nelle malattie croniche la digitalizzazione potrebbe essere uno strumento per favorire l’uguaglianza nelle opportunità di cura dei cittadini nelle diverse Regioni».

Fonte.Corriere.it